La pioggia veniva senza tregua. Tuoni e lampi la corroboravano.
-Eh sì, almeno lei viene - pensò Tizia mentre a quell’ora tarda della sera, rasentando palazzi, procedeva senza ombrello.
Che le importava della pioggia ora che finalmente aveva sentito quella voce?
La voce del suo grande amore! Non poteva essere altrimenti. Era come l’aveva sempre sognata. Si distingueva dalle altre che da un ultra tempo le riempivano la testa.
Le aveva detto di una via, con tanto di indirizzo e l’ora precisa. Finalmente, dopo una sfilza d’anni, ci sarebbe stato l’incontro. Come poteva non fidarsi?
Intanto che procedeva e faceva ordine nei suoi pensieri si guardò intorno. Qualcuno per strada la oltrepassava, frettoloso e munito d’ombrello.
E quante pozzanghere! Come amava metterci dentro i piedini fino a impiastricciarsi di melma per ritrovare se stessa.
Iniziò a domandarsi e a rispondersi .
- Dunque, quando aveva conosciuto il suo grande amore?
- Una decina d’anni fa.
- Dove?
- In un luogo virtuale.
- Embè, che c’è di male? Anche lì ci si conosce.
- Cosa c’è stato e per quanto?
- Qualche chat … in comunione con altri. Però durò un tempo che valeva anni!
- Ossia?
- Per 13 o 17 giorni: i numeri che abitualmente mi abitano. Chat che, ripeto, condividevo sempre con altri frequentatori.
- Quindi, una grande storia d’amore!
- Un amore unico , senza mai toccarci un’unghia … né vederci, annusarci. MAI lui mi disse t’amo.
Anzi, ogni volta che mi notava pubblicare nello stesso sito … SE NE ANDAVA!
Ma quello che conta è scritto nella confezione chiusa in cassaforte, dentro la mia calotta cranica. In contemporanea c’erano degli scritti che si usa chiamare poesie.
- Scritti dedicati?
- Miei. Sigh . Solo miei. Lo faccio ancora, sennò di che cavolo scriverei? Lui fingeva di interessarsi a un’altra. Lo sentivo e lo sento … nella mia testa. Non posso sbagliare.
-Tornando agli scritti, che contenevano?
- Legioni di messaggi subliminali zeppi di trasversali, orizzontali, oblique latitudini e longitudini. Insomma tutta la geometria era di casa. Casa … senza telefono … ufologica casa mentale … fuori di cervello. Si trattava e si tratta, del mio modo di parlargli, comunicare. Così gli prendevo e prendo idee e parole per succhiargli … l’ispirazione. Sono una parassita … una parassita a fin di pene … ehm … bene.
- Come puoi sragionare così. Tu ami un fantasma, una creazione … ciò che vorresti fosse.
- E che importa? L’amour est l’amour. Love is love. Vedi? Posso esprimermi in lingua straniera e lo faccio volentieri. Sai, ho un’amica che “slingua estero” e mi aiuta a fare i compitini, e ho pure san lexicool!
Un tempo c’era lo "Zio" a correggermi le nazionali tutto fumo e niente arrosto.
- Forse sarebbe meglio prima conoscere la propria di lingua … e far riposare di più quella carnale.
- Forse. Visto che io praticamente non dormo! Pubblico assieme ai miei fratelli e sorelle troll … anche nel pieno della notte!
- Ci vuole ancora molto?
- Aspetta che guardo dove mi trovo. Ah, sì. Manca poco … la via è vicina. Eccola!
La pioggia veniva ancora.
T. dette una sbirciata al foglietto dove, per precauzione, aveva annotato ciò che quella voce le aveva detto. E lesse:
- Via della voglia morta e delle mani pure. N. 13 interno 17.
Avanzò.
In quella via e con quei numeri si trovava una vecchia porta incorniciata da pietre … priva di battente … e lì da sola. Come fosse sospesa nell’aria.
Non poteva aprire niente … salvo a pietre diroccate.
Così, T. , con gli occhi sbarrati, aspettò il buio.
Raccolta in un angolo di conchiglia … si mancava tanto!
La voce testo di Zelda Zanin